Maggio 2022, Storie personali

COSA VUOL DIRE DISABILITÀ ALL’OLIVELLI PUTELLI

La storia che voglio raccontarvi è una storia molto personale, perché riguarda me stesso: mi chiamo Federico, ho quasi 16 anni e...

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La storia che voglio raccontarvi è una storia molto personale, perché riguarda me stesso: mi chiamo Federico, ho quasi 16 anni e frequento il Liceo Scientifico all’”Olivelli Putelli”. Ah, dimenticavo: a causa di una rarissima malattia, di cui quasi nessuno sa pronunciare il nome, non posso più camminare e per questo sfreccio su una carrozzina elettrica e a volte faccio anche i 30 all’ora!

La mia malattia colpisce i muscoli, che piano piano smettono di funzionare; quando ero piccolo camminavo, ma poi non ho più potuto muovermi e per questo utilizzo una carrozzina elettrica che mi permette di spostarmi molto rapidamente e soprattutto senza dover chiedere a nessuno, che è una cosa che non mi piace particolarmente fare. 

Mi sono iscritto all’”Olivelli Putelli” perché è una scuola abbastanza vicina a casa e quindi per me molto comoda, inoltre mi permette di tornare a casa da solo quando c’è bel tempo. La scelta della scuola in realtà è stata un pochino obbligata, perché avrei voluto fare il Liceo delle Scienze umane, ma si trovava troppo distante da casa mia e chi mi viene a prendere spesso ha solo una manciata di minuti per farlo (e tutti sappiamo che gran traffico ci sia in Valcamonica!). 

Da quando mi sono iscritto a scuola ho avuto modo di osservare tante cose positive, ma anche tante cose faticosissime. 

Partiamo dalla sveglia: sono sempre in ritardo, perché al mattino ci metto molto tempo a prepararmi e, quando mi accompagnano in auto, salire e scendere dalla macchina non è così veloce come sembra!  

Stare in classe ha i suoi alti e bassi: a volte mi annoio, mentre altre volte è divertente seguire le lezioni, soprattutto quando ci sono geografia, fisica o grammatica.  Inoltre ci sono dei giorni in cui proprio non riesco a venire a scuola, magari quando non dormo la notte perché ho avuto i crampi, oppure quando fa tanto freddo, visto che faccio sempre molta fatica a riscaldarmi. 

Un’altra difficoltà che incontro in classe è legata alle verifiche: siccome io non posso scrivere, spesso c’è chi lo fa per me, oppure detto al computer, ma per alcune materie questa cosa diventa molto complessa (senza contare che il computer spesso si blocca e mi fa perdere il filo del discorso). Il fatto di non poter scrivere a volte mi manda in crisi, perché, quando non scrivi, fai un po’ fatica a star dietro ai pensieri. 

In classe ultimamente ho stretto nuove amicizie: durante la gita a Bibione sono stato molto con i miei compagni e ho potuto conoscerli meglio… prima non era così, perché in classe non si può parlare molto e le persone spesso appaiono più serie di come non sono di fuori; anche nelle altre classi conosco tante persone, con cui spesso mi fermo a parlare durante il cambio dell’ora, cosa che fa arrabbiare moltissimo alcuni professori! Però sono  pochi i momenti in cui posso vederli, perciò ne approfitto. 

Il liceo a volte mi sembra non particolarmente inclusivo, perché tutti sono molto presi dallo studio e non perdono tanto tempo ad aiutare le altre persone: probabilmente in altri indirizzi si respira un’aria diversa, perché c’è meno carico di studio e i ragazzi sono più rilassati, chissà… 

Tocchiamo l’argomento compiti, per esempio. Spesso faccio fatica a casa, perché non sempre c’è qualcuno che può aiutarmi e soprattutto ho una serie di impegni, come ad esempio la terapia e la piscina, che mi tolgono molto tempo e forze. Ma non c’è solo la scuola, in fondo, nella vita! 

In questo istituto ci sono molti ragazzi con disabilità, anche più gravi delle mie, e per questo è un istituto che organizza molte attività dedicate e laboratori. Anche a me ogni tanto piace partecipare agli eventi, ma non lo faccio sempre perché riesco a seguire le lezioni ed ho anche la “testa” per capirle.  È anche per questo che da grande mi piacerebbe fare il giornalista. Ma non un giornalista qualsiasi: il mio grande amore è il calcio e la cosa che mi piacerebbe di più sarebbe fare il giornalista sportivo o condurre la telecronaca sportiva. 

Il mio mondo non è così male come sembrerebbe: ho la grande fortuna di essere nato in un periodo in cui ci sono molte tecnologie che mi hanno semplificato la vita, anche quella scolastica.  

La scuola vissuta dal mio punto di vista ha una prospettiva diversa. Non è una prospettiva migliore o peggiore, è semplicemente la mia e, forse, quella di tanti altri ragazzi come me.

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